Orientamento ai consumi
Le
pesche
(Prunus persica)
Fra storia e leggenda
L'albero del pesco era già conosciuto in Cina, dove cresceva spontaneo,
oltre cinquemila anni fa, ed era tanto prezioso da divenire oggetto di culto.
I rami fioriti, da allora fino a oggi, sono diventati simbolo di amore,
di dolcezza, di bellezza e di fedeltà. I frutti del pesco erano considerati
un valido rimedio per le malattie demoniache, mentre un pezzo di tronco
acceso teneva lontani dalla casa gli spiriti maligni.
Dalla Cina, lungo le vie carovaniere, la coltura del pesco si avvicina all'Europa
attraversando le regioni del mar Caspio, la Persia (da cui prese il nome)
e di seguito la Siria, l'Egitto e finalmente giunge a Roma, dove un secolo
prima di Cristo prende il nome latino di: "Malum Persicum". Da
principio greci e romani rimasero interdetti di fronte al nuovo frutto,
forse per la sua accentuata peluria, ma già Plinio (duemila anni
prima dell'Euro!) si lamentava dell'alto prezzo a cui veniva venduto sui
mercati un prodotto sì, buono, ma tanto deperibile e così
poco conservabile.
Alla caduta dell'impero romano, va ai religiosi il merito di aver conservato
in Italia, negli orti dei conventi, la specie e diverse sue varietà,
fino agli inizi del XVII secolo, quando essa trovò in Toscana, col
favore dei Medici, rinnovata valorizzazione e diffusione per tutta la penisola.
In Francia, già agli inizi dell'Ottocento, grazie alla sua perfetta
rotondità, alla sua morbidezza, quasi al suo "tepore",
la pesca entra nella letteratura -- almeno per quel tempo - osé:
"la fruttivendola, con le braccia nude, il collo nudo e tutto quello
che lasciava vedere di nudo e di roseo, aveva la freschezza di pesca…
le guance tonde assumevano colori diversi come le pesche di Montreuil, dalla
buccia sottile e chiara rosseggiante come le fanciulle del Nord, o le pesche
del mezzogiorno, gialle e bruciate dallo scirocco che abbronza le ragazze
di Provenza" (da Il ventre di Parigi, di E. Zola).
Le varietà
A polpa gialla o bianca, a buccia dorata o rossa, con epidermide tomentosa,
pelosa, vellutata, o al contrario nettarina e glabra, con polpa spiccagnola
e a pasta gialla e compatta (percoche), oppure a polpa gialla, o bianca,
o sanguigna succosa e ben aderente al nocciolo: a seconda delle caratteristiche
dei frutti (drupe), le pesche si possono suddividere in almeno un centinaio
di varietà.
Le principali varietà di pesche "vellutate" a polpa gialla
sono la "Redhaven", la "May Crest", la "Springcrest",
la "Spring Lady", la "Maria Marta", la "Summered",
la "Suncrest", la "Fayette" e la "Padana"
(solo un esperto le può facilmente riconoscere); fra quelle a polpa
bianca ricordiamo: "Iris rosso", "Maria Bianca", "Michelini",
"Rosa del West", "Maria Delizia" e la tardiva settembrina
"Douceur".
Nel gruppo delle nettarine, o glabre, o pesche noci, che alcuni classificano
come una specie a sé stante (Persica laevis), fra quelle a pasta
gialla citiamo "Rita star", "Big Top", "Spring
red", "Independence", "Maria Aurelia", "Maria
dolce" e fra quelle che hanno la polpa bianca troviamo la "Caldesi
2000", la "Silver Splendid", la "Caldesi 2010"
e la "Silver Star".
In via del tutto generale, le pesche gialle e bianche, rispetto alle nettarine,
hanno il pregio di una maggiore dolcezza, profumo e succosità, mentre
le seconde hanno un aspetto esteriore più gradevole, sono di più
semplice consumo (sgocciolano meno!), si conservano più a lungo dopo
l'acquisto, e sono anch'esse molto buone!
Le zone di produzione
Coltivate dalle zone tipicamente precoci della provincia di Agrigento (Bivona)
alle zone più tardive del Piemonte (Cuneo) o del Veneto (Villafranca
o Valleggio sul Mincio), nel nostro Paese si producono, a seconda delle
annate, da 15 a 17 milioni di quintali fra pesche e nettarine (9 milioni
delle prime, 4,5/5 milioni delle seconde e 1,5/2,0 milioni di pesche percoche
da industria). Siamo i primi produttori europei seguiti a distanza dalla
Spagna (6 milioni di q), dalla Francia (4,5/5 milioni di q) e dalla Grecia
(3,5/4 milioni di q). La regione Emilia-Romagna è il luogo dove questa
specie ha trovato il suo habitat ideale, ma zone di grande interesse per
la peschicoltura sono la Campania, il Veneto, il Piemonte, la Puglia, la
Basilicata e la Sicilia, dove, a seconda dell'altitudine di coltivazione,
possiamo raccogliere le pesche già ad aprile, in momenti estremamente
precoci, fino alla metà di ottobre. I diversi microclimi del Paese
favoriscono questa meravigliosa scalarità di maturazione; va detto,
però, che per salvaguardare la qualità organolettica del prodotto,
i produttori dovranno fare il grande sforzo di effettuare quattro o cinque
passate di raccolta, al fine di mandare sui mercati un prodotto al giusto
grado di maturazione: infatti, in alcuni casi, oggi le pesche potrebbero
essere impiegate come proiettili per un'incruenta "intifada".
Perchè fa bene alla salute
La pesca e la nettarina sono frutti poco calorici, per cui molto indicati
nei regimi alimentari estivi; la loro polpa, ricca di succo, è particolarmente
dissetante e diuretica; buone anche le proprietà nutritive ed energetiche.
La pectina (fibra solubile) presente nelle pesche è molto importante
per la regolazione dei livelli di glucosio e di colesterolo nel sangue.
Sono presenti, inoltre, zuccheri facilmente assimilabili e molti acidi organici
che, oltre a conferire loro il particolare sapore, aumentano la riserva
alcalina necessaria a regolare l'equilibrio acido-basico dell'organismo.
La pesca contiene molto potassio, pochissimo sodio e buone quantità
di carotenoidi, che nell'organismo si trasformano in vitamina A. La vitamina
A (o beta-carotene) è fondamentale per la produzione di melanina
e per il meccanismo di protezione dalla cancerogenesi indotta da agenti
chimici; rende più acuta la capacità visiva, rinforza le ossa
e i denti, potenzia le difese immunitarie.
Consigli per il consumo
La pesca oltre al tradizionale consumo fresco può essere impiegata
in numerose preparazioni culinarie, è utilizzata nella produzione
di confetture, succhi e pesche sciroppate.
Si tratta di frutti a rapidissima maturazione che in pochi giorni subiscono
il rammollimento della polpa e l'imbrunimento della zona vicino al nocciolo,
per cui la conservazione deve essere molto limitata. La pesca va lavata
con molta attenzione perché la sua peluria può trattenere
più facilmente sostanze chimiche e può dare fenomeni di intolleranza.
Composizione chimica e valore energetico
per 100 g di parte edibile
- Parte edibile 91%
- Acqua 90.7 g
- Proteine 0.8 g
- Lipidi 0.1 g
- Carboidrati disponibili 6.1 g
- Fibra totale 1.6 g
- Energia 27 kcal
- Sodio 3 mg
- Calcio 8 mg
- Fosforo 20 mg
- Niacina 0.5 mg
- Vitamina C 4 mg
- Vitamina A 27 mcg
- Potassio 260 mg
Fonte: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione


