Orientamento ai consumi
Le
patate
Famiglia Solanaceae, genere Solanum tuberosum.
Fra storia e leggenda
Le patate giunsero in Europa dopo la scoperta dell'America come prodotto
coloniale. Quando i conquistadores spagnoli arrivarono sugli altipiani andini,
la patata era coltivata in quelle zone da oltre 1.500 anni e gli Incas,
di anno in anno, procedevano a una selezione massale delle varietà
seminando sempre i tuberi migliori. Dapprima vennero impiegate esclusivamente
per l'alimentazione animale: erano infatti viste con grande sospetto in
quanto non erano citate dalla Bibbia e inoltre, maturando sotto terra, per
anni furono considerate il "pane" del diavolo! In Francia e in
Russia, ancora alla fine del diciottesimo secolo, anche in tempo di carestia
si davano ai porci, e non pochi preferirono morire di fame piuttosto che
mangiare patate. Venne poi l'uso ornamentale dei loro fiori, e solo dopo
la seconda metà del Settecento, grazie all'agronomo, chimico e farmacista
Antoine-Augustin Parmentier, se ne diffuse il consumo per l'alimentazione
umana. Con l'Illuminismo caddero dunque paure e false credenze, e il nostro
tubero entrò prepotentemente nella dieta degli europei, tanto che
immediatamente dopo la rivoluzione francese era diventato l'alimento base
per intere popolazioni: irlandesi, inglesi, tedeschi, polacchi ecc., e quando
a metà dell'Ottocento in Irlanda si diffuse una terribile epidemia
di peronospora (fungo che provoca il disseccamento dell'apparato fogliare
e la marcescenza dei tuberi) morì oltre un milione di persone e altrettante
furono costrette a emigrare per non fare la stessa fine.
A metà del Seicento la patata è presente, a scopo scientifico,
nell'orto botanico dell'Università di Bologna (in seguito sede della
borsa e oggi della biblioteca civica). Nel 1773 l'agronomo bolognese P.
Maria Bignami, dopo aver coltivato le patate nel Giardino dei semplici del
Palazzo comunale, presentò a una rappresentanza del governo della
città (incaricata di garantire il "flusso continuo dei viveri
ai cittadini") una nota a tutto favore del consumo alimentare umano
delle patate, invitando anche i padroni delle terre a obbligare i contadini
a coltivare questi tuberi: quindici anni dopo infatti l'agronomo bolognese
Antonio Pedevilla, nel volume "Principi di agricoltura", può
scrivere: "I pomi di terra o patate sono uno de' più ricchi
presenti che ci abbia fatto l'America, giacché pongono un foraggio
sano, copioso e nutritivo alle bestie, non che un nutrimento agli uomini
stessi, come l'uso comprova che ne hanno fatto gl'inglesi, gl'irlandesi,
gli svizzeri e molti altri popoli della Francia".
Durante le due guerre mondiali, grazie alla caratteristica di potersi conservare
a lungo, le patate hanno salvato dalla fame intere popolazioni, le più
povere e indifese.
Oggi la coltura della patata si avvale del contributo della tecnica e della
scienza che ne hanno fatto uno dei cibi più nutrienti oltre che più
economici. Non solo: nella provincia di Bologna, protetta da un solido brevetto
di proprietà del "Consorzio delle Buone Idee" e sotto lo
stretto controllo dell'Università, si produce la patata Selenella,
l'unico tubero arricchito di Selenio (antiossidante e antiradicali liberi)
senza alcuna modificazione genetica, attraverso un'opportuna concimazione
fogliare (www.patatatipicabo.com).
Le varietà
Come per tutte le altre specie ortofrutticole, soprattutto nel corso degli
ultimi cento anni le patate sono state selezionate per consentire il buon
esito della coltura nei più diversi microclimi del mondo; inoltre
diverse varietà sono state incrociate con altre di zone differenti
per trasferire loro una maggiore resistenza nei confronti degli insetti
(dorifora), dei funghi (peronospora) o delle avversità atmosferiche
(eccessi di freddo o di caldo). Le patate coltivate in Italia hanno generalmente
origine da "tuberi seme" certificati prodotti in Olanda, ma anche
sulla Sila, in Val Pusteria e sull'Appennino bolognese si ottengono ottime
patate da semina e le rispettive varietà rispondono sia alle esigenze
dei consumatori sia a quelle della produzione: abbiamo varietà a
polpa gialla chiara ("Primura" e "Monalisa", per tutti
gli usi; "Agata", da insalata, "Spunta", "Bintje"
ecc.), varietà a polpa bianca ("Kennebec", "Imola",
"Majestic" e "Virgo" da purè), abbiamo varietà
a forma estremamente allungata ("Spunta") o decisamente rotonde
("Sirco"), a buccia rossa ("Desirée", "Curoda",
"Laura", "Rodeo"), varietà precoci ideali per
le zone meridionali, o tardive per quelle del centro e nord del paese.
Le zone di produzione
È proprio il caso di dire: "Dalle Alpi alle piramidi!".
Non c'è provincia o comune d'Italia dove non si coltivino ottime
patate. Nel paese se ne producono circa 18 milioni di quintali l'anno e
in questa sede citiamo solo le aree produttive più importanti partendo
dalla Sicilia: a Siracusa, a Giarre e a Riposto la tradizione agricola porta
sulle nostre tavole la bontà della terra del sole da gennaio con
le "bisestili" fino a maggio con le novelle, in Calabria troviamo
buone qualità sull'altipiano silano, mentre in Puglia sono le zone
di Gallipoli, Galatina e Lecce leader nella produzione di tuberi. Fra Napoli
e Caserta si producono ogni anno da 3 a 4 milioni di quintali di patate,
ma la qualità migliore si riscontra sull'altipiano della Marsica
in Abruzzo e nell'alta Tuscia, attorno al lago di Bolsena, nel Viterbese.
In Emilia Romagna è la provincia di Bologna che è diventata
la locomotiva italiana nella produzione di tuberi di alta qualità,
sia nelle zone pedemontane (Tolè, Castel d'Aiano, Zocca) sia in quelle
di pianura (Budrio, S. Lazzaro di Savena, Medicina, Castel S. Pietro, Castenaso
ecc.); in Veneto si sono distinti i comprensori di Montagnana e Cologna
Veneta, poi si passa nel bresciano e nell'alessandrino, per finire nelle
vallate alpine dove si distinguono i tuberi della Val Pusteria.
Perché fa bene alla salute
Le patate sono ortaggi che assicurano un buon apporto calorico: in relazione
allo stadio di maturazione di raccolta, possono fornire circa 70 chilocalorie
ogni 100 grammi nel caso di patate novelle, per arrivare a oltre 85 in quelle
raccolte mature. Rappresentano un alimento provvidenziale per le popolazioni
che soffrono di malnunitrizione: si possono infatti considerare un sostituto
del pane, e gli aminoacidi presenti evidenziano inoltre un valore biologico
estremamente importante.
Per lo scarso contenuto di fibra, la patata si dimostra di facile digestione
sia per bambini sia per anziani.
È un alimento che fornisce buone quantità di potassio, rame,
zinco e rappresenta anche una fonte non trascurabile di vitamine B e C.
Consigli per il consumo
I metodi di preparazione delle patate sono molteplici: possono essere lessate,
cotte al forno, al vapore oppure fritte. Oltre al consumo tradizionale,
poi, questo tubero può essere utilizzato come ingrediente di zuppe,
gnocchi, timballi, crocchette e budini.
Le patate a buccia gialla sono ideali per la cottura al forno e in padella,
arrosto o lessate, mentre quelle a buccia rossa possiedono una polpa particolarmente
soda, che le rende ideali per la frittura.
Il tipo di cottura, però, influenza moltissimo il contenuto dei vari
elementi: l'amido aumenta in quelle cotte al forno e diminuisce in quelle
bollite; la vitamina C diminuisce di circa un terzo con tutti i tipi di
cottura, ma le perdite sono più modeste se le patate vengono cotte
con la buccia; i minerali diminuiscono sensibilmente in caso di bollitura
mentre rimangono quasi invariati in caso di cottura al forno.
La patata contiene sempre degli alcaloidi, uno dei quali particolarmente
tossico: la solanina. La sua quantità è trascurabile nelle
patate mature, diventa un po' più elevata in quelle immature e vicino
alle gemme (occhi); sono, però, assolutamente da scartare i tuberi
inverditi.
Il luogo più idoneo per conservare le patate è un ambiente
buio, fresco e asciutto, con una temperatura di circa 10-12°C: le temperature
eccessivamente basse le rendono troppo dolci. La luce conferisce alle patate
una colorazione verde poiché favorisce la formazione di solanina,
e le rende quindi inadeguate all'uso in cucina.
Composizione chimica e valore energetico
per 100 g di parte edibile
- Parte edibile 83%
- Acqua 78.5 g
- Proteine 2.1 g
- Lipidi 1 g
- Carboidrati disponibili 17.9 g
- Fibra totale 1.6 g
- Energia 85 kcal
- Sodio 7 mg
- Potassio 570 mg
- Ferro 0.6 mg
- Calcio 10 mg
- Fosforo 54 mg
- Magnesio 28 mg
- Zinco 1.24 mg
- Rame 0.19 mg
- Niacina 2.5 mg
- Vitamina C 15 mg
Fonte: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione


