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Bussola venerdì 5 febbraio 2010

Anche in mercato l’unione fa la forza

Non sono confortanti i primi dati relativi all’export e all’import di ortofrutta dall’Italia e per l’Italia e la nostra debolezza, pur facendo considerazioni sui numeri raccolti fino ad ottobre dell’anno scorso, sta nel fatto che in alcune regioni del Paese manca la cultura dell’aggregazione e dell’associazionismo. Chi scrive non è un fanatico della cooperazione o della massificazione, in particolare per l’ortofrutta che nei vari e diversi comprensori riusciamo a produrre solo noi, però il “fare sistema” è diventata una necessità economica ineludibile e allora salta agli occhi anche di uno non addetto ai lavori che non possiamo permetterci di importare, nei primi dieci mesi dell’anno, la bellezza di 3.800.000 quintali di agrumi contro un’esportazione di 1.150.000 quintali, un Paese come il nostro dove in Sicilia si producono le uniche e migliori arance pigmentate del mondo e dove in Calabria le clementine non temono confronti. Musica diversa per la frutta fresca, prevalentemente prodotta nel nord del Paese ad eccezione dell’uva da tavola, infatti, contro un import di 5 milioni di quintali ne esportiamo la bellezza di quasi 19 milioni di quintali, e, dopo averla importata, esportiamo anche 1.200.000 quintali di frutta tropicale: ananas, banane, avocado, mango, papaia etc. Le cose non vanno troppo bene anche per i legumi e gli ortaggi, infatti ne importiamo oltre 10 milioni di quintali mentre ne esportiamo poco più di 7 milioni, e anche in questo caso vale la regola delle aziende troppo piccole che pur producendo prodotti eccellenti non riescono a creare una massa critica interessante per gli esportatori o gli importatori d’oltralpe.

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(Associazione Commercianti Mercato Ortofrutticolo di Bologna)